Bruciore di stomaco? prendi un anti acido…

L’utilizzo di anti-acido è molto diffuso e moltissime persone soffrono di disturbi da reflusso con grande disagio. Ricorrere ai farmaci che riducano l’acidità gastrica spesso è necessario per alcune patologie dello stomaco ma qualche volta non lo sarebbe e l’utilizzo prolungato senza porre rimedio alle cause, può avere conseguenze importanti sulla nostra salute.

L’iper acidità gastrica o il reflusso gastroesofaceo quando siano attribuibili a stress, a stile di vita non salutare o a cattiva gestione del cibo, nelle fasi acute gravi non possono prescindere da questi farmaci che sono però da sospendere il più presto possibile mentre ci si attiva per risolvere le cause.

Cito due esempi per sottolineare l’importanza di mantenere la NORMALE acidità gastrica:

  1. è determinante per non far arrivare all’intestino microorganismi patogeni (i risultati di uno studio suggeriscono che questi farmaci sono stati associati a un aumento dei tassi di gastroenterite da C. difficile e Campylobacter)*;
  2. è determinante per l’assorbimento della vitamina B12

Inoltre, “la soppressione della produzione acida gastrica indotta dai PPI [inibitori della pompa protonica, ndr] determina un’alterazione di specifici batteri del microbiota, che facilita la comparsa di danni a livello del fegato e la progressione di tre particolari tipologie di epatopatie croniche.”**

Non bastasse: ” l’uso a lungo termine degli inibitori della pompa protonica nei soggetti anziani è associato ad importanti effetti indesiderati, tra cui un più alto rischio di fratture osteoporotiche. “***

 Come si potrebbe rimediare nelle situazioni rimediabili?

  • Con quantità corrette di cibi;
  • pochi grassi, pochi dolci;
  • niente fritti, fumo e alcol;
  • un menu prevalentemente vegetale;
  • adeguata idratazione;
  • tanto relax ed esercizio fisico quotidiano.

La pratica di consapevolezza sicuramente aiuta
e in certi casi è decisiva
.


Fonte:
 http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/bcp.13205/abstract
** http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=54582&fr=n
*** Maggio M et al, Bone 2013; 57: 437-442
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