Mangiare meno in modo equilibrato aiuta a vivere meglio e più a lungo

La naturale usura del nostro corpo negli anni è solo parzialmente associabile a quella di una macchina perchè per noi intervengono fattori molto complessi di regolazione geneticamente determinati.

Vi sono inoltre condizioni soggettive, di stile di vita e ambientali che possono fare molta differenza sulla velocità e sulla qualità dell’invecchiamento. I miei genitori, per esempio, sono in salute e contenti novantenni. Una loro caratteristica, che sicuramente ha contribuito a questo risultato, è il poco cibo che hanno assunto almeno da 35 anni. Ortaggi, alcuni coltivati da mio padre, e frutta (mele) ad ogni pasto, poca carne e insaccati, formaggio “latteria” e ora “grana”, pasta, legumi e poco vino, caffè al mattino e al pranzo, rari dolci e mai fumato, attività legata ad impegni quotidiani e manutenzioni di orto, giardino e bosco, qualche passeggiata. Inoltre un puntualissimo rispetto delle prescrizioni mediche e un perfetto utilizzo dei farmaci assunti solo al bisogno.

E’ questo un esempio che ho sotto gli occhi e che mi fa pensare ai diversi studi, uno dei quali è sotto indicato,* che mostrano essere possibile favorire una buona salute e vivere più a lungo, se riduciamo del 20-50%  la quantità di energia ottenuta da ciò che assumiamo. Purchè siano rispettate le linee guida per una corretta alimentazione. Non dovremmo quindi privarci dei nutrienti essenziali che troviamo anche tra i grassi, tra le vitamine e gli oligoelementi, e neanche dei macronutrienti nelle giuste proporzioni e quantità che per le proteine dovrebbe essere circa 0,8 g per ogni kg di peso corporeo.

Sembrerebbe che avere  giudizio e morigeratezza per un tempo adeguato, possa realmente favorire la miglior regolazione di ogni processo biologico: dal metabolismo allo stress ossidativo, passando per la modulazione dell’infiammazione e il controllo di cellule pericolose.
Tutto ciò agirebbe in silenzio, senza richiesta di applausi, facendoci invecchiare senza troppi problemi.

* https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26021555

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