Pratica di attenzione al respiro appena svegli e in ogni occasione possibile

Molte persone mi raccontano che al mattino, ancora nel dormiveglia, sono invase  dai pensieri che sembrano arriare tutti insieme. Si alzano male, fanno male la colazione e si sentono già stanche e stressate.

Forse potrebbe essere utile quanto segue.
Appena svegli, senza indugiare, sedetevi dove vi piaccia, anche sul letto appoggiando la schiena alla testiera e fate partire 10 minuti che potrebbero essere decisivi per la qualità delle ore che seguiranno.
Basterà manteniate l’attenzione sul processo della respirazione.
Si presenteranno numerose distrazioni e potreste sentirvi infastiditi, irritati, incapaci e di voler smettere…
Non scoraggiatevi. Riconosceteli questi sentimenti, questi pensieri, e riportate l’attenzione al respiro, all’aria che entra e che esce dalle narici, oppure all’addome che si alza e che si abbassa.
E’ un buon esercizio di pazienza con voi stessi.  Le prime volte ci vorrà maggiore impegno. Poi sarà molto più facile quando apprezzerete la calma sorprendente che sorge.

Riepilogando

  • Minuziosa osservazione del processo della respirazione e delle sensazioni collegate;
  • paziente e gentile accoglienza delle distrazioni;
  • giusta determinazione.

E ora proviamo.
Dalla mia voce ascolterete alcune semplici istruzioni che spero possiate gradire.
Nella registrazione vi accompagno per circa 7 minuti.
Vi suggerisco di puntare un campanello che suoni dopo 10-15 minuti in modo da darvi un termine.
Quando vi sentirete di poterlo fare, aumentate a 24*– 40 – 60 o più minuti.

Questa pratica,  ripetuta durante il giorno, rinforza i benefici che può offrire.

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*  24 minuti sono un tempo di meditazione che ho osservato essere ricorrente tra i buddisti tibetani della tradizione Mahaiana e Vajrayana. Mi sembra sia rituale e si riferisca ai cicli di respirazione in 24 minuti che sono  1/60 dei minuti di 24 ore…(?)
Ho voluto che la mia pratica diventasse parte strutturale di ogni giorno e, per me, la durata giusta e la frequenza giornaliera, come la vita, sono in continuo adattamento agli effetti di “cause e condizioni” nel senso che faccio quello che posso.
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