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Dalla scienza Nutrizione e salute

Il forno a microonde e salute

Scaldare il cibo col forno a microonde aumenta il rischio di cancro?

No, non vi è alcuna dimostrazione che l’uso del forno a microonde aumenti il rischio di cancro e ancor meno che il cibo scaldato con questo elettrodomestico possa essere meno nutritivo di quello cotto o riscaldato in altro modo.

 

Per approfondire

https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/corretta-informazione/scaldare-cibo-col-forno-microonde-aumenta-rischio-cancro

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Dalla scienza Nutrizione e salute

“dieta dei gruppi sanguigni” SI o NO !?

“Né studi specifici, né revisioni sistematiche della letteratura hanno finora dimostrato benefici della dieta dei gruppi sanguigni sulla salute.
In certi casi chi segue questo regime alimentare dichiara di sentirsi meglio, verosimilmente perché modifica la propria alimentazione quotidiana, rendendola più simile a quella che gli esperti considerano una dieta salutare (indipendentemente dal tipo di gruppo sanguigno).”

 

L’articolo completo è al seguente link di AIRC  dove vengono citati:

– una revisione sistematica della letteratura pubblicata nel 2013 sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition “Le diete dei gruppi sanguigni mancano di prove a supporto”

– uno studio condotto con quasi 1.500 persone, pubblicato nel gennaio 2014 sulla rivista Plos OneGenotipo ABO, dieta gruppi sanguigni e fattori di rischio cardiometabolico

– uno studio pubblicato nel 2018 sul Journal of NutritionIl genotipo ABO non modifica l’associazione tra la dieta dei gruppi sanguigni e i biomarcatori della malattia cardiometabolica negli adulti in sovrappeso.

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Dalla scienza Nutrizione e salute

Bere caffè tè e bevande molto calde non è salutare

Un gruppo di lavoro sulle monografie IARC  ha esaminato le prove epidemiologiche, i biotest sugli animali e gli studi di co-cancerogenicità e altri dati pertinenti per giungere a conclusioni sul rischio cancerogeno per gli esseri umani nel bere caffè e altre bevande molto calde.

Il gruppo di lavoro ha valutato più di 1000 studi osservazionali e sperimentali rinforzando l’evidenza epidemiologica di un’associazione positiva tra bere bevande molto calde e
il formarsi del cancro.

Gli studi hanno considerato varie gradazioni del temperatura (ad esempio fredda, calda, calda o molto calda).
Inoltre, diversi studi su animali fin dal 1991 dimostrano che l’acqua calda superiore a 65 ° C può agire come un promotore del tumore.


In sintesi

  • Diversi studi scientifici hanno dimostrato che chi consuma più volte al giorno bevande molto calde, a una temperatura superiore a 60-65°C, ha una probabilità più alta di sviluppare il tumore dell’esofago.
  • La relazione tra consumo di bevande molto calde e tumore dello stomaco o delle vie aeree e digestive superiori non è invece provata.
  • L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha inserito le bevande calde tra le sostanze probabilmente cancerogene (gruppo 2A).
  • Caffè e mate (una bevanda tipica dell’America Latina), quando non sono consumati bollenti, rientrano nel gruppo 3, quello delle sostanze non classificabili come cancerogene per l’uomo, a riprova del fatto che è il calore a renderle potenzialmente pericolose.
  • È consigliabile lasciare raffreddare le bevande a una temperatura inferiore a 60°C prima di consumarle.
Fonte :https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/corretta-informazione/bevande-calde-te-caffe-mate

Non abbiamo dubbi che quando il nostro organismo segnali un disagio occorra ascoltarlo, purtroppo agiamo per abitudini radicate a tal punto da riuscirlo a silenziare automaticamente.

Cosa fare? Suggerisco, come sempre, di praticare l’allenamento alla consapevolezza che libera dagli automatismi o, quantomeno, li fa vedere chiaramente.


Fonte: “Bere caffè, Mate e bevande molto calde” Monografie IARC sulla valutazione dei rischi cancerogeni per gli esseri umani Volume 116  http://publications.iarc.fr/566
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Dalla scienza Mindfulness Pratica Meditativa

“Chiudere i conti” prima…

Chiudere i conti” è il titolo di un capitolo del libro “Chi muore? quando si muore” di Stephen Levine pubblicato da “Sensibili alle foglie“.

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In questo libro non si parla di cibo e il capitolo che propongo è di dieci paginette.

Credo siano utili per comprendere l’inefficacia di qualsiasi azione fatta per cambiare cattive abitudini, quando ci manchi la consapevolezza che ogni cosa in cui crediamo e che consideriamo importante, ogni fenomeno della vita, sono in continuo cambiamento verso la loro inevitabile estinzione-trasformazione; senza preavviso.

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E a chi mi abbia chiesto cosa io pensi della “dieta mima digiuno” per ripristinare l’equilibrio dell’organismo, rispondo che va bene (come altre) se la sua applicazione porti a liberarsene ad equilibrio raggiunto… suggerisco la consueta raccomandazione di allenarsi con la pratica meditativa di consapevolezza per non vanificare gli sforzi del “temporaneo” positivo risultato. 😉

 

Per rispetto dell’autore e del copyright, il link per leggere il testo, è accessibile solo con una “parola chiave” che possono chiedermi gli interessati e che invierò loro con una mail.   CHIUDERE I CONTI

Richiedere la “parola chiave” a r.delfavero@virgilio.it

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Dalla scienza Mindfulness Pratica Meditativa

Protetto: Chiudere i conti

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Dalla scienza Nutrizione e salute

Ritmi circadiani e problemi di salute

Sonno, dieta e salute: quanto conta il cronotipo?
Sonno, dieta e salute: quanto conta il cronotipo? Immagine tratta da https://www.fondazioneveronesi.it/magazine

Per coloro che amano “vivere di notte” «si nasconde un’insidia non da poco: è emerso da vari studi della review che sono più esposti al rischio di disturbi cardiovascolari e del diabete di tipo 2.

Non si tratta della maledizione di ore buie e stregate, ma dello stile di vita che ad esse si accompagna. I nottambuli tendono a mangiare in modo disordinato e non salutare, consumano più alcolicizuccheri, bevande con la caffeina e ricavano una quota maggiore di energia dai grassi. Tutte abitudini che sembrano meno diffuse fra le persone mattiniere che, alzandosi per tempo, trascorrono le loro giornate in maggior armonia con i “comandi” che il nostro orologio invia. Dunque, in modo più “naturale”.»

Generalmente coloro che dormono poco durante la settimana, secondo alcuni ricercatori , recuperano i “debiti di sonno” con lunghe dormite nel week-end riducendo così i possibili rischi.


Fonte: https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/alimentazione/sonno-dieta-e-salute-quanto-conta-il-cronotipo
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Dalla scienza

Sul Glifosato (da: “Il Fatto Quotidiano” del 3.6.19)

 

Immagine tratta da: Glifosato sì, glifosato no DI PELLEGRINO CONTE 23 LUGLIO 2017

Nel luglio 2017, quando il dibattito sul glifosato era ancora molto acceso, nell’attesa di sapere se l’Europa avrebbe o meno deciso di rinnovare la licenza, la Commissione europea si era detta favorevole citando un rapporto dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

Ma, come riportato da The Guardian e dalla Stampa, uno dei principali passaggi di questo rapporto non è altro che un copia e incolla di un documento prodotto nel 2012 da Monsanto a nome della Glyphosate Task Force, un consorzio di circa 20 azienda che commercializzano in Europa dei prodotti a base di glifosato.

“Le sezioni del rapporto dell’Efsa che riesaminano gli studi sul potenziale impatto del glifosato sulla salute umana sono stati copiati, quasi parola per parola, dal dossier presentato da Monsanto”, ha scritto La Stampa.

La questione non riguarda solo l’Europa. Nei “Monsanto Papers” è emerso anche che Jess Rowland, il responsabile del processo di revisione del glifosato all’interno dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti (Epa), è stato in legame costante con Monsanto.

Sul suo sito, Robin, elencando i “colpi bassi” di Monsanto, ha enunciato anche il ricorso ai trolls che “si accaniscono su internet contro gli ‘oppositori’ del glifosato diffondendo false informazioni o avanzando ‘argomenti’ forniti da Monsanto”.

La multinazionale potrebbe andare incontro a nuove sconfitte in tribunale, causando nuovi crolli in Borsa ancora più onerosi, ma è poco probabile che il gigante decida di cambiare i suoi metodi.

di Christophe Gueugneau | 3 Giugno 2019

(traduzione Luana De Micco)

Dico io: non ho parole.

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Dalla scienza Nutrizione e salute

Parto pretermine. Evidenze sull’utilizzo di cannabis in gravidanza.

Immagine da parmakids.it

Una ricerca canadese pubblicata su Jama il 18.6.2019, uno studio di coorte retrospettivo di 661 617 donne, valuta le associazioni tra l’uso di cannabis della madre durante la gravidanza e gli esiti avversi ostetrici e di nascita.

[…] gli investigatori hanno confrontato 5639 utilizzatori di cannabis auto-segnalati con 92 873 non utilizzatori e hanno trovato elevati tassi di parto pretermine (definito come età gestazionale <37 settimane) tra coloro che hanno segnalato l’uso di cannabis. Vedi articolo.

Alla domanda se esista un’associazione tra esposizione prenatale della cannabis e esiti materni, perinatali e neonatali, la risposta dello studio è che il tasso di parto prematuro tra gli utilizzatori di cannabis dichiarati era del 12% vs 6% nei non utilizzatori, una differenza statisticamente significativa.

In conclusione: future mamme, ad oggi è noto che l’uso di cannabis in gravidanza sia associato ad aumenti significativi del tasso di parto pretermine.

Naturalmente ognuno può fare riferimento alle fonti che ritiene più affidabili e sul web troviamo anche sostenitori dell’utilizzo di cannabis medica per contenere il problema delle nausee e quindi favorire l’alimentazione.

Il presente studio è, però,  il più recente e credo sia prudente, nel dubbio, adottare il “principio di precauzione”.


Fonte: JAMA. Pubblicato online il 18 giugno 2019. doi: 10.1001 / jama.2019.8734
 
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Dalla scienza Nutrizione e salute

Ancora carne… proviamo almeno a ridurla!

Continuare a sostenere la necessità di allevare animali per produrre proteine per l’alimentazione umana è ormai quantomeno stupido.
Fatti concreti oltre a numerosissimi studi confermano essere la strada più insensata da percorrere ancora, perchè sta causando solo svantaggi economici, squilibrio ambientale, malattie e sofferenze non solo agli animali che vengono uccisi o sfruttati.
Se anche quella parte di scienziati che non vengono turbati dal sacrificio pasquale degli agnellini, sostiene che stiamo facendo gravi errori producendo queste enormi quantità di carni, va ascoltata.
L’articolo di cui al link (https://www.theguardian.com/news/2019/mar/25/animal-waste-excrement-four-billion-tonnes-dung-poo-faecebook) fa il punto drammatico della situazione solo valutando quanta cacca è generata dalle fattorie del mondo.

«Recenti ricerche hanno stimato che entro il 2030 il pianeta genererà almeno 5 miliardi di tonnellate di cacca ogni anno, la maggior parte di animali allevati. L’ 80% delle aziende agricole dei Paesi Bassi producono già più sterco di vacca di quello che possono utilizzare legalmente come fertilizzante per non parlare della Cina.
Nel Regno Unito, nonostante le vaste normative dell’Agenzia per l’ambiente, nel 2010 e nel 2016 gli allevamenti di latte, pollame e suini sono stati responsabili di 424 episodi di grave inquinamento legati allo smaltimento dei rifiuti

I concimi animali attualmente contribuiscono dal 40 al 65% delle emissioni globali di ammoniaca antropogenica (NH 3 ) e dal 40% al 60% dell’azoto antropogenico, di ossido (NO2) e il 30-40% di emissioni di metano (CH4 ) (Steinfeld et al., 2006, 2011 http://www.ini2016.com/pdf-papers/INI2016_Oenema_.Oene.pdf).

«Molti degli animali da allevamento sono serbatoi di infezioni zoonotiche, [afferma Brown] “Sappiamo, ad esempio, che i polli possono trasmettere la salmonella o l’epatite A e che le mucche sono una fonte di esposizione al cryptosporidium. Queste infezioni possono avere esiti a lungo termine come malnutrizione, anemia e persino problemi cognitivi ».

Non ho parole…

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Dalla scienza

Colesterolo alimentare, uova e salute cardiovascolare in maschi adulti

Lo studio pubblicato il 16 maggio 2019¹ su The American Journal of Clinical Nutrition, conclude che «né l’assunzione di uova né di colesterolo sono state associate al rischio di ictus, indipendentemente dal fenotipo apoE.» (apolipoproteina E: influisce  sul metabolismo del colesterolo e rendendo il colesterolo alimentare più influente sui livelli di colesterolo sierico)
Le persone studiate assumevano mediamente 1 uovo  e  520 mg al giorno di colesterolo.

Un precedente studio ² pubblicato sulla stessa rivista americana il 10 febbraio 2016, ha valutato l’associazione tra assunzione di uova e colesterolo con lo stato dell’intima-media carotidea e il rischio di malattia coronarica negli uomini.
In questo caso “l’assunzione media di uova era di 33 g / giorno (DS: 26 g / giorno; ~ 4 uova / settimana medie) e l’assunzione di colesterolo medio era di 398 mg / giorno (SD: 147 mg / die).”

Dico io:
quando mangiamo e non solo, proviamo a coltivare una saggia moderazione allenando costantemente la consapevolezza cioè l’intenzione di essere cognitivamente presenti a quello che accade in ogni momento.

Per quanto riguarda le uova, acquistiamole biologiche premiando quei produttori che, per legge se non per scelta etica, rispettino l’animale in quanto essere vivente e senziente.


Fonti:
1) The American Journal of Clinical Nutrition , 2019; DOI: 10.1093 / ajcn / nqz066
2) The American Journal of Clinical Nutrition , Volume 103, Numero 3, Marzo 2016, Pagine 895-901, https://doi.org/10.3945/ajcn.115.122317
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