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Dalla scienza Esercizio fisico Nutrizione e salute

Prevenzione della demenza negli anziani.

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The JAMA Network

Il 18 dicembre 2017 è stato pubblicato sul sito della rivista scientifica “Jama” uno articolo dal titolo “Fattori di rischio modificabili e prevenzione della demenza. Quali sono le prove più recenti?

L’autrice Kristine Yaffe fa una sintesi di due lavori autorevoli che hanno tentato di identificare e tracciare le direttrici, uno per prevenzione-rallentamento del declino cognitivo e della demenza, l’altro per la prevenzione e la cura della demenza.
Sono emersi elementi forti per raccomandare in particolare l’allenamento cognitivo, l’aumento dell’attività fisica e la riduzione dell’ipertensione.
Sono stati identificati i fattori che, se evitati, potrebbero ridurre il rischio di demenza del 35%: bassa istruzione, riduzione dell’udito dalla mezza età, obesità e ipertensione, depressione in età avanzata, fumo, inattività fisica, diabete e isolamento sociale.

 

Progetto europeo LipiDiDiet

Riporto anche quanto pubblicato da un progetto europeo “LipiDiDiet” che affronta «l’ impatto dei lipidi nutrizionali sulle prestazioni neuronali e cognitive nell’invecchiamento , nella malattia di Alzheimer e nella demenza vascolare.»

Il 30 ottobre 2017  sono stati pubblicati online su The Lancet Neurology , i risultati completi dello studio clinico europeo LipiDiDiet . «Lo studio ha dimostrato che nelle persone con Alzheimer prodromico (stadio pre-demenza di questa malattia), il consumo giornaliero di una bevanda destinata a fini medici speciali, pur non migliorando una specifica batteria di test neuropsicologici (NTB) , ha comportato una significativa stabilizzazione di le prestazioni cognitive e funzionali di tutti i giorni, nonché una riduzione della contrazione del cervello.»
Questi dati richiedono ulteriori studi che li rinforzino.
La bevanda è commercializzata da Nutricia col nome di  Souvenaid e contiene Fortasyn ConnectTM, una combinazione brevettata di nutrienti tra i quali acidi grassi essenziali e vitamine.


Fonti: JAMA Intern Med. Published online December 18, 2017. doi:10.1001/jamainternmed.2017.7299
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Dalla scienza Esercizio fisico Nutrizione e salute

Sette cose da fare per prevenire un ictus (stroke.it)

Il seguente articolo l’ho letto su “stroke.it” e lo riporto com’è per l’importanza dell’argomento e perchè mi sembra molto chiaro.
Rinforzerei alcuni dei consigli in particolare:

  • l’esercizio fisico,
  • un’alimentazione salutare e… “frugale”,
  • smettere di fumare e limitare ad eccezionali occasioni gli alcolici.

Aggiungerei le pratiche quotidiane di Consapevolezza(Mindfulness) per rilassarsi. 


I consigli degli specialisti dell’Harvard Medical School 

Indipendentemente dalla età o dalla storia familiare, un ictus non deve essere considerato inevitabile. Ecco alcune modalità per proteggersi da subito.

L’età rende più suscettibili ad avere un ictus, così come avere una madre, un padre, o un altro parente stretto che ha sofferto in passato di un ictus. Non si possono fermare gli anni o cambiare la storia famigliare, ma ci sono molti altri fattori di rischio di ictus che si possono controllare, a condizione di conoscerli.

La conoscenza è potere. Se si sa che un particolare fattore di rischio sta compromettendo la salute, e predispone a un più alto rischio di ictus, è possibile adottare misure per ridurre gli effetti di tale rischio.

Ecco 7 modi per iniziare a ridurre il rischio, prima che un ictus possa colpire.

1. Abbassare la pressione sanguigna

L’ipertensione arteriosa è un fattore di rischio importante, che raddoppia o addirittura quadruplica il rischio di ictus, se non è controllata. Monitorare la pressione sanguigna e, se è elevata, trattarla, permette di mantenere una salute vascolare.

Obiettivo: Mantenere una pressione arteriosa di 120/80 è l’ideale, ma può essere più che appropriato un livello di 140/90 ( obiettivo meno aggressivo ).

Come raggiungerlo:

  • Ridurre il sale nella dieta a non più di 1.500 milligrammi al giorno ( circa mezzo cucchiaino )
  • Evitare cibi ad alto contenuto di colesterolo, come hamburger, formaggi
  • Mangiare 4 a 5 porzioni di frutta e verdura ogni giorno, una porzione di pesce 2 o 3 volte alla settimana, e diverse porzioni al giorno di cereali integrali e latticini a basso contenuto di grassi
  • Fare più esercizio fisico; almeno 30 minuti di attività al giorno, e di più, se possibile
  • Smettere di fumare, se si fuma

Se necessario, assumere farmaci per l’ipertensione.

2. Perdere peso

L’obesità, nonché le complicanze ad essa collegata ( tra cui ipertensione e diabete mellito ), aumenta le probabilità di avere un ictus. Se si è in sovrappeso, perdere non più di 5 kg può avere un impatto reale sul rischio di ictus.

Obiettivo: Mantenere un indice di massa corporea ( BMI ) di 25 o inferiore

Come raggiungerlo:

  • Cercare di assumere non più di 1.500-2.000 calorie al giorno ( secondo il livello di attività e dell’attuale indice BMI )
  • Aumentare la quantità di esercizio fisico quotidiano con attività come ad esempio camminare

3. Fare più esercizio fisico

L’esercizio fisico contribuisce a far perdere peso e a ridurre la pressione arteriosa, ma è anche un riduttore indipendente del rischio di ictus.

Obiettivo: Fare esercizio fisico a una intensità moderata per almeno 5 giorni alla settimana

Come raggiungerlo:

  • Quando si fa esercizio fisico, raggiungere il livello in cui si respira a fatica, ma si può ancora parlare
  • Fare le scale invece di prendere l’ascensore quando è possibile
  • Se non si hanno 30 minuti consecutivi per fare esercizio fisico, suddividerli in sessioni di 10-15 minuti un paio di volte ogni giorno

4. Bere con moderazione

L’alcol, in misura moderata, può ridurre la probabilità di avere un ictus. Bevendo circa un bicchiere al giorno, il rischio può essere inferiore, ma se si bevono più di due bicchieri al giorno, il rischio aumenta in modo considerevole.

Obiettivo: Bere alcol con moderazione

Come raggiungerlo:

  • Bere un solo bicchiere di vino al giorno
  • Scegliere vino rosso, perché contiene Resveratrolo, che protegge il cuore e il cervello

5. Trattare la fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale è una aritmia che facilita la formazione di coaguli a livello cardiaco. I coaguli possono poi essere veicolati al cervello, ostruendo uno o più vasi e sviluppo di ictus ischemico. La fibrillazione atriale aumenta la probabilità di sviluppare un ictus di 5 volte.

Obiettivo: Se si ha fibrillazione atriale, questa va curata

Come raggiungerlo:

  • Se si hanno sintomi quali palpitazioni o mancanza di respiro, si deve consultare un cardiologo per un esame
  • Potrebbe essere necessario assumere anticoagulanti per ridurre il rischio di ictus da fibrillazione atriale

6. Curare il diabete mellito

Alti livelli di glucosio nel sangue, nel corso del tempo, danneggiano i vasi sanguigni, rendendo più probabile la formazione di coaguli al loro interno.

Obiettivo: Mantenere la glicemia sotto controllo

Come raggiungerlo:

  • Monitorare la glicemia, come indicato dal diabetologo
  • Utilizzare dieta, esercizio fisico e farmaci per mantenere la glicemia nell’intervallo raccomandato

7. Smettere di fumare

Il fumo accelera la formazione di coaguli con diversi meccanismi. Addensa il sangue, e aumenta la quantità di placche che si accumulano nelle arterie. Assieme a una dieta sana e all’esercizio fisico regolare, smettere di fumare è un cambiamento importante nello stile di vita che può ridurre in modo significativo il rischio di ictus.

Obiettivo: Smettere di fumare

Come raggiungerlo:

  • Utilizzare aiuti, su indicazione del medico, per smettere di fumare, come mezzi farmacologici o counseling
  • Non arrendersi. La maggior parte dei fumatori ha bisogno di diversi tentativi per smettere. Considerare ogni tentativo come un passo in avanti per sconfiggere l’abitudine

Identificare un ictus

Troppe volte si ignorano i segni di un ictus. La raccomandazione, nel caso dovessero presentarsi sintomi insoliti, è di non aspettare, ma di cercare immediatamente un aiuto professionale.

I segni dell’ictus includono:

  • Un lato del viso si abbassa quando si sorride
  • Quando si alzano le braccia, un braccio cade verso il basso
  • Il parlare diventa difficoltoso
  • Debolezza di un lato del corpo
  • Intorpidimento del viso
  • Insolito e forte mal di testa
  • Perdita della visione
  • Intorpidimento e formicolio
  • Instabilità nel camminare”

Fonte: stroke.it   Harvard Medical School
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Dalla scienza Esercizio fisico Nutrizione e salute

L’impatto della supplementazione proteica o aminoacidica sulla massa muscolare e la forza negli anziani

“Attualmente non ci sono prove che suggeriscano che la supplementazione di proteine ​​o aminoacidi, senza concomitanti interventi nutrizionali o di esercizio fisico, aumenti la massa muscolare o la forza negli anziani prevalentemente sani.”

Questo è quanto sostiene una “meta-analisi su otto prove disponibili sull’effetto della supplementazione di proteine ​​o aminoacidi sulla massa muscolare e la forza negli anziani”.

L’alimentazione nelle persone anziane, può richiedere un relativo maggior apporto di proteine; ma la maggior risorsa per garantire la conservazione del muscolo, è la regolarità quotidiana dell’esercizio fisico, indiscutibile e decisiva scelta di ogni persona che abbia cura di sè e desideri fare il possibile per allontanare il momento in cui possa perdere la propria autonomia.


Fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29083440
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Esercizio fisico Pratica Meditativa

Meditazione camminata e corsa meditata: una buona e salutare abitudine quotidiana

Credo faccia parte delle capacità umane poter ottenere una salda e continua consapevolezza nel presente. Per mia esperienza, benchè lontano dall’obbiettivo, confermo che basti un adeguato impegno in questa direzione, per scoprire subito un incremento del benessere generale, una maggior efficacia nella soluzione di problemi e un miglioramento sorprendente delle relazioni sociali. Credo inoltre che questo predisponga alla miglior evoluzione possibile del nostro essere.

 

Una semplice tonica camminata, potrebbe diventare occasione per scoprire la pace sorprendente che si rivela passo dopo passo; lo considero un compito importante per aver cura del nostro organismo; con giusto impegno possiamo, quantomeno, compensare una  sedentarietà in molti casi obbligata.

Mentre camminiamo,  arrivano ai nostri sensi e alla nostra coscienza moltissimi stimoli e pensieri. Sono oggetti a volte prepotenti e spesso anche molto interessanti, che gentilmente potremmo lasciar andare senza soffermarci, ritornando pazientemente e puntualmente ad occuparci della qualità di ogni passo e del nostro respiro.

Per concretizzare, suggerisco uno dei numerosi modi possibili per attivare profiquamente una salutare tonica camminata consapevole che naturalmente vale anche per la corsa:

1. stabilisco un momento della giornata e una durata(*) che diventino una parte del mio ritmo(**) quotidiano di vita, mantengo l’impegno il più possibile costantemente e il più possibile senza deroghe;
2. può essermi utile iniziare ogni attività con qualche minuto di concentrazione(3-5minuti) per alleggerirmi dei pesi più grossolani; colgo il ritmo spontaneo del mio respiro e la sensazione che produce alle narici l’aria quando entra ed esce; oppure osservo il movimento dell’addome che si alza inspirando e si abbassa espirando;
3. decido di muovermi; decido di continuare a mantenere l’attenzione sulle sensazioni del respiro; decido che il respiro possa assumere liberamente un ritmo scandito dalla frequenza dei miei passi, o che il ritmo dei miei passi possa essere scandito dalla frequenza del mio respiro.

Buona camminata tonica e consapevole; buona corsa meditata.


(*) L’IDEALE SAREBBERO 45-60 min. Nel caso potessimo dedicare solo meno di 30′, SAREBBE OPPORTUNO RIPETERE NELLA GIORNATA.
( **) La maggior parte di coloro che si sono applicati con regolarità confermano di aver ottenuto benefici importanti e profondi sia nel corpo sia nella mente.
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Dalla scienza Esercizio fisico

Pare non sia salutare stare seduti troppo a lungo senza interruzione

Uno studio pubblicato il 12 sett 2017 dal titolo “[…]comportamento sedentario e mortalità negli adulti medio-anziani e anziani degli Stati Uniti[…]”, si dimostrerebbe l’associazione tra stare seduti per troppo tempo e il rischio di morire prima.

I dati ottenuti monitorando il comportamento di 7985 adulti  di ogni etnia maschi e femmine over 45 per 4 anni, dicono che i 340 morti  del campione stavano seduti più di 30′ consecutivamente senza interruzione. Il rischio di morte per qualsiasi causa aumenterebbe dunque per le persone che che stanno sedute a lungo senza mai alzarsi.

Ma si tratta solo di un’associazione e non di uno studio di causa-effetto.

L’ipotesi formulata dall’autore è che da seduti vi sia un sottoutilizzo degli zuccheri che potrebbe generare un serie di effetti dannosi all’organismo. Ad esempio pro infiammatori, dico io.

Il messaggio è chiaro e non serve commentare oltre.

Suggerisco di assumere una postura tonica anche da seduti che ha avuto dimostrazione in diversi studi di essere capace di mantenere relativamente più attivo il metabolismo.


Fonte: Pubb: Ann Intern Med. 2017.  DOI: 10.7326 / M17-0212  ©2017 American College of Physicians

 

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Dalla scienza Esercizio fisico Mindfulness Nutrizione e salute

Tai Chi per migliorare la memoria negli ultra 50

Un lavoro di revisione di 36 studi sull’efficacia dell’esercizio fisico nel migliorare le capacità cognitive come la memoria negli anziani, ha confermato essere di 45-60 minuti il tempo di ogni sessione aerobica di impegno moderato-vigoroso che offrirebbe i migliori risultati e con una frequenza minima di almeno due volte a settimana.
La raccomandazione sarebbe tutti i giorni una sessione moderata.

Alle persone di età superiore ai 50 anni sono state assegnate casualmente diverse attività aerobiche compreso il Tai Chi  “un’antica arte del movimento che si basa su tre aspetti della cultura cinese: la filosofia taoista, la medicina tradizionale cinese e l’arte marziale del gung fu” .
Il Tai Chi risulterebbe al pari delle altre per il miglioramento cognitivo ma superiore per il benessere generale che offrirebbe.
La pratica consiste in movimenti lenti e fluidi che chiedono molta concentrazione e allenano la consapevolezza sul respiro e sul presente.


Fonte: British Journal of Sports Medicine http://bjsm.bmj.com/content/early/2017/03/30/bjsports-2016-096587

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Nutrizione e salute

Alimentazione (o dieta) chetogenica

Dieta chetogenica

Quando nel nostro organismo la fonte energetica principale sono i grassi, la loro scissione produce dei composti acidi chiamati chetoni o corpi chetonici. Da qui il nome di  “Dieta Chetogenica” che si realizza ottenendo l’87-90 % del fabbisogno energetico giornaliero dai grassi e meno del 5% dagli zuccheri (da 20 a 50g di carboidrati al giorno inducono chetoacidosi).

Già Ippocrate aveva osservato come il digiuno, grande produttore di corpi chetonici, potesse avere effetti di contenimento nelle convulsioni. Dal 1921 si sa che una alimentazione che preveda la drastica riduzione di zuccheri (come nel digiuno) anche se compensata energeticamente da alimenti grassi ed equilibrata nelle proteine, crea condizioni simili al digiuno per la presenza di chetoni e quindi sia utile nelle crisi epilettiche farmaco resistenti. Credo non sia ancora del tutto noto come la presenza di questi corpi chetonici esplichi un tale effetto è certo però che sono proprio queste molecole a fare la differenza.

Nell’obesità l’induzione della chetogenesi viene descritta favorevolmente perchè:
•è rapida l’attivazione del calo di peso;
•si ottiene riduzione dell’appetito anche con moderata chetosi;
•si ottiene un miglior mantenimento del trofismo e della massa muscolare; (1)
•migliorano i marker metabolici e infiammatori con riduzione del rischio cardiovascolare (2)

Proprio per la rapidità con cui si ottiene calo ponderale è molto diffuso praticare la riduzione alimentare di zuccheri in diete ipocaloriche e isocaloriche compensate con l’aumento delle proteine oltre che dei grassi.
Anche in questo caso si generano molti corpi chetonici per essere utilizzati a fini energetici, mancando adeguate quantità di zuccheri che parzialmente sono ottenuti dalle proteine. Sono le diete iper-proteiche di cui trasuda di informazioni il web che spesso vengono abusate con rischi per la salute.
La presenza di chetoni nel sangue induce inappetenza e anche per questo si dimagrisce e tanto più se la dieta è ipocalorica. In questo caso e in assenza di zuccheri l’organismo è maggiormente orientato all’utilizzo di grassi e prima ancora di proteine (muscolari visto che non ne abbiamo in deposito).
Un contemporaneo regolare esercizio fisico, può contenere la perdità di proteine muscolari.

Sono reali e anche gravi i problemi che si possono avere nel medio-lungo tempo mantenendo comportamenti alimentari chetogenici, infrangendo le regole vitali del nostro equilibrio biologico e mettendo a dura prova la sua capacità di adattamento. Nel caso di diete chetogeniche iper-proteiche mantenute per lungo tempo(molte settimane), un problema potrebbe essere il grande quantitativo di scorie azotate che si producono e che devono essere processate e smaltite sovraffaticando gli organi a questo deputati; questo comportamento alimentare potrebbe indurre gravissime sindromi chetoacidosiche mettendo a rischio anche la vita.
Non credo valga la pena rischiare: per una corretta gestione del bilancio energetico ci servono buone abitudini fatte di alimentazione mediterranea e di esercizio fisico magari all’aria aperta.

Un altro utilizzo terapeutico di dieta chetogenica, che per ora è soprattutto teorico e sperimentale, è nel parkinson e nell’alzheimer dove una moderata chetosi pare possa essere un buon coadiuvante.
Gli effetti del metabolismo dei corpi di chetonici suggeriscono che la chetosi lieve può offrire potenzialità terapeutiche in una varietà di diversi stati comuni e rari di malattie. […] Le grandi categorie di malattie per cui i chetoni possono avere effetti terapeutici sono: (a) malattie di insufficienza del substrato o resistenza all’insulina, (b) malattie derivanti da danni da radicali liberi, (c) malattie derivanti da ipossia.”(3)


(1) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16928661

(2) https://www.redheracles.net/media/upload/research/pdf/229185511390833544.pdf

(3) https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14769489

Approfondimento dieta in epilessia: https://spmsf.unipv.it/attachments/article/135/manuale-famiglia.pdf

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Dalla scienza Esercizio fisico

Può far male ai reni l’impegno fisico prolungato?

Pare che fare attività fisica prolungata come in una maratona ed in particolare con temperature elevate esponga al rischio di danni renali.

Lo studio pubblicato sull’American Journal of Kidney Diseases basa le sue affermazioni sui dati ottenuti dal sangue e dalle urine rilevati ad atleti prima e dopo una maratona, valutati per i marcatori di danno renale e verificando che, a fine competizione, l’82% presentava il quadro di una lesione renale acuta.

La riparazione spontanea del danno si è osservata a distanza di due giorni.

Personalmente ribadisco il concetto che il giusto allenamento e la presenza momento per momento, di una mente consapevole che permetta di rispondere con adeguata puntualità ai segnali dell’organismo, può fare quasi sempre la differenza e quindi proteggere da ogni incidente evitabile.


Fonte: Kidney Injury and Repair Biomarkers in Marathon Runners
http://dx.doi.org/10.1053/j.ajkd.2017.01.045

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IRISINA: salute dai muscoli

Continuano le conferme che far fare attività ai nostri muscoli porti salute e benessere al nostro complesso e meraviglioso organismo.
Sempre più perfezionati e precisi sono gli studi che vengono fatti sugli effetti dell’attività fisica;  entrano minuziosamente nei particolari e spiegano perchè, come, quando, quanto e a che cosa faccia bene attivare i muscoli.

Mi riferisco ad un recente studio italiano, pubblicato il 13/3/2017 su Diabetes Research , realizzato dal Dip. Scienze Biom. Univ. di Milano  in collaborazione con altre istituzioni ospedaliere IRCCS(riconoscimento e conferma carattere scientifico) pubbliche e private di Milano.

L’attività fisica aerobica di resistenza che va dalla passeggiata, alla corsa, al nuoto, al ciclismo ma anche le attività intense e di breve durata come l’attivazione muscolare nell’aumento repentino e massimale della velocità, porterebbe all’incremento di una molecola chiamata IRISINA( una miochina).

“La possibilità di studiare questa molecola, per la prima volta, su atleti di élite ha permesso di valutare la quantità di  questa miochina su soggetti “ipersportivi” nei quali è stato rilevato un aumento dell’Irisina che si accompagnava al  grado di “benessere” dell’organismo in toto che riduce la probabilità dell’insorgenza di  malattie metaboliche quali il diabete mellito, l’obesità e la sindrome metabolica. Questo stato di “benessere” è risultato strettamente correlato alla  quantità diattività fisica svolta dai soggetti inclusi nei diversi gruppi esaminati.”(fonte: comunicato stampa)

I ricercatori hanno considerato 70 persone, donne e uomini normopeso in salute, di età compresa dai 18 ai 75 anni e li hanno suddivisi in quattro gruppi che comprendevano coloro la cui frequenza di attività fisica settimanale fosse zero volte(i sedentari e ), 2-3, 4-5 e 6-7 nel caso di agonisti. Hanno valutato quindi che effetto avesse su glicemia, colesterolo e altri parametri notando che maggiore impegno equivaleva a maggior beneficio.

Nell’introduzione dello studio viene fatto riferimento ad altri studi e si legge quanto segue: “Il ruolo dell’attività fisica nel mantenimento della buona salute e nel prevenire l’insulino resistenza, il diabete mellito tipo 2 (DMT2), l’obesità, la sindrome metabolica, l’aterosclerosi e altre complicazioni cardiovascolari è ben riconosciuta. L’effetto protettivo di attività fisica può essere attribuito, in una certa misura, al rilascio di miochine per contrazione dei muscoli scheletrici. Queste molecole, infatti, possono mediare gli effetti benefici dell’esercizio fisico sul metabolismo del glucosio e dei lipidi e sull’infiammazione, che caratterizza  le malattie metaboliche e cardiovascolari . Un editoriale interessante Polyzos e colleghi ha evidenziato la possibilità che l’ irisina negli esseri umani potrebbe avere un legame tra attività fisica e l’omeostasi metabolica e potrebbe essere implicata nei processi di bilanciamento del peso.
Irisina è una miochina in primo luogo identificata per la sua capacità di indurre la trasformazione di tessuto adiposo bianco in bruno, per aumentare il dispendio energetico e per la protezione contro la resistenza all’insulina e l’obesità. Gli effetti benefici dell’esercizio fisico sul metabolismo osseo sembrano essere mediati da diverse miochine come irisina. L’effetto reale dell’attività fisica nel promuovere l’espressione e la secrezione di irisina nell’uomo non è ancora chiaro.”

Le mie considerazioni nel merito sono di persona di parte perchè provo piacere nell’esercizio fisico e, per piacere, faccio un allenamento regolare con la corsa a piedi e il nuoto. Sono contento di sapere che vi siano anche ragioni scientifiche a sostegno del benessere che provo. Accadono e si producono cose buone nel mio corpo grazie alla regolarità di questa abitudine. E’ una meraviglia. Sono quindi un testimone e posso dire che con adeguata preparazione fisica e psicologica anche fare una maratona fa bene. Aggiungo, e non è secondario, che proprio nelle lunghe distanze, mentre la mia parte muscolare e metabolica sta facendo quanto può, posso favorire una mente meditativa ed entrare in contatto più ravvicinato e raffinato con la parte spirituale. Qualcuno, simpaticamente, sostiene che questo si attivi da solo dopo il 32esimo chilometro perchè si possono avere visioni di santi e di madonne… un’esperienza anche questa, che però è un sintomo di errore nella preparazione o di pianificazione della prova, non è indice di un buono stato di salute e spesso chiederebbe di rallentare, di camminare o anche di sospendere l’attività.


Fonte: Journal of Diabetes Research
Volume 2017 (2017), Article ID 1039161, 7 pages
https://doi.org/10.1155/2017/1039161

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Dalla scienza Esercizio fisico Nutrizione e salute

Esercizio fisico buono anche se solo nel fine settimana

 

L’O.M.S. suggerisce 150 minuti a settimana di attività aerobica o 75’/sett. di attività fisica intensa come livello minimo salutare.

Uno studio condotto per 9 anni su oltre 60.000 persone di mezza età dimostrerebbe che, per le persone che condensano il loro esercizio nel fine settimana non varia di molto l’effetto protettivo rispetto a coloro che lo distribuiscano durante tutta la settimana, come suggerirebbe il buon senso e mi sembra anche l’O.M.S.

 

Dico io:
penso che distribuire l’allenamento a giorni alterni, sia il modo migliore di chiedere al nostro organismo di incrementare le sue prestazioni. Lo facciamo con gentilezza, senza esagerare.  Sappiamo bene quanto sia vero che con la gentilezza si possa ottenere quasi tutto nel migliore dei modi.


Fonti: Association of “Weekend Warrior” and Other Leisure Time Physical Activity Patterns With Risks for All-Cause, Cardiovascular Disease, and Cancer Mortality
http://jamanetwork.com/journals/jamainternalmedicine/article-abstract/2596007

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