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Sette cose da fare per prevenire un ictus (stroke.it)

Il seguente articolo l’ho letto su “stroke.it” e lo riporto com’è per l’importanza dell’argomento e perchè mi sembra molto chiaro.
Rinforzerei alcuni dei consigli in particolare:

  • l’esercizio fisico,
  • un’alimentazione salutare e… “frugale”,
  • smettere di fumare e limitare ad eccezionali occasioni gli alcolici.

Aggiungerei le pratiche quotidiane di Consapevolezza(Mindfulness) per rilassarsi. 


I consigli degli specialisti dell’Harvard Medical School 

Indipendentemente dalla età o dalla storia familiare, un ictus non deve essere considerato inevitabile. Ecco alcune modalità per proteggersi da subito.

L’età rende più suscettibili ad avere un ictus, così come avere una madre, un padre, o un altro parente stretto che ha sofferto in passato di un ictus. Non si possono fermare gli anni o cambiare la storia famigliare, ma ci sono molti altri fattori di rischio di ictus che si possono controllare, a condizione di conoscerli.

La conoscenza è potere. Se si sa che un particolare fattore di rischio sta compromettendo la salute, e predispone a un più alto rischio di ictus, è possibile adottare misure per ridurre gli effetti di tale rischio.

Ecco 7 modi per iniziare a ridurre il rischio, prima che un ictus possa colpire.

1. Abbassare la pressione sanguigna

L’ipertensione arteriosa è un fattore di rischio importante, che raddoppia o addirittura quadruplica il rischio di ictus, se non è controllata. Monitorare la pressione sanguigna e, se è elevata, trattarla, permette di mantenere una salute vascolare.

Obiettivo: Mantenere una pressione arteriosa di 120/80 è l’ideale, ma può essere più che appropriato un livello di 140/90 ( obiettivo meno aggressivo ).

Come raggiungerlo:

  • Ridurre il sale nella dieta a non più di 1.500 milligrammi al giorno ( circa mezzo cucchiaino )
  • Evitare cibi ad alto contenuto di colesterolo, come hamburger, formaggi
  • Mangiare 4 a 5 porzioni di frutta e verdura ogni giorno, una porzione di pesce 2 o 3 volte alla settimana, e diverse porzioni al giorno di cereali integrali e latticini a basso contenuto di grassi
  • Fare più esercizio fisico; almeno 30 minuti di attività al giorno, e di più, se possibile
  • Smettere di fumare, se si fuma

Se necessario, assumere farmaci per l’ipertensione.

2. Perdere peso

L’obesità, nonché le complicanze ad essa collegata ( tra cui ipertensione e diabete mellito ), aumenta le probabilità di avere un ictus. Se si è in sovrappeso, perdere non più di 5 kg può avere un impatto reale sul rischio di ictus.

Obiettivo: Mantenere un indice di massa corporea ( BMI ) di 25 o inferiore

Come raggiungerlo:

  • Cercare di assumere non più di 1.500-2.000 calorie al giorno ( secondo il livello di attività e dell’attuale indice BMI )
  • Aumentare la quantità di esercizio fisico quotidiano con attività come ad esempio camminare

3. Fare più esercizio fisico

L’esercizio fisico contribuisce a far perdere peso e a ridurre la pressione arteriosa, ma è anche un riduttore indipendente del rischio di ictus.

Obiettivo: Fare esercizio fisico a una intensità moderata per almeno 5 giorni alla settimana

Come raggiungerlo:

  • Quando si fa esercizio fisico, raggiungere il livello in cui si respira a fatica, ma si può ancora parlare
  • Fare le scale invece di prendere l’ascensore quando è possibile
  • Se non si hanno 30 minuti consecutivi per fare esercizio fisico, suddividerli in sessioni di 10-15 minuti un paio di volte ogni giorno

4. Bere con moderazione

L’alcol, in misura moderata, può ridurre la probabilità di avere un ictus. Bevendo circa un bicchiere al giorno, il rischio può essere inferiore, ma se si bevono più di due bicchieri al giorno, il rischio aumenta in modo considerevole.

Obiettivo: Bere alcol con moderazione

Come raggiungerlo:

  • Bere un solo bicchiere di vino al giorno
  • Scegliere vino rosso, perché contiene Resveratrolo, che protegge il cuore e il cervello

5. Trattare la fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale è una aritmia che facilita la formazione di coaguli a livello cardiaco. I coaguli possono poi essere veicolati al cervello, ostruendo uno o più vasi e sviluppo di ictus ischemico. La fibrillazione atriale aumenta la probabilità di sviluppare un ictus di 5 volte.

Obiettivo: Se si ha fibrillazione atriale, questa va curata

Come raggiungerlo:

  • Se si hanno sintomi quali palpitazioni o mancanza di respiro, si deve consultare un cardiologo per un esame
  • Potrebbe essere necessario assumere anticoagulanti per ridurre il rischio di ictus da fibrillazione atriale

6. Curare il diabete mellito

Alti livelli di glucosio nel sangue, nel corso del tempo, danneggiano i vasi sanguigni, rendendo più probabile la formazione di coaguli al loro interno.

Obiettivo: Mantenere la glicemia sotto controllo

Come raggiungerlo:

  • Monitorare la glicemia, come indicato dal diabetologo
  • Utilizzare dieta, esercizio fisico e farmaci per mantenere la glicemia nell’intervallo raccomandato

7. Smettere di fumare

Il fumo accelera la formazione di coaguli con diversi meccanismi. Addensa il sangue, e aumenta la quantità di placche che si accumulano nelle arterie. Assieme a una dieta sana e all’esercizio fisico regolare, smettere di fumare è un cambiamento importante nello stile di vita che può ridurre in modo significativo il rischio di ictus.

Obiettivo: Smettere di fumare

Come raggiungerlo:

  • Utilizzare aiuti, su indicazione del medico, per smettere di fumare, come mezzi farmacologici o counseling
  • Non arrendersi. La maggior parte dei fumatori ha bisogno di diversi tentativi per smettere. Considerare ogni tentativo come un passo in avanti per sconfiggere l’abitudine

Identificare un ictus

Troppe volte si ignorano i segni di un ictus. La raccomandazione, nel caso dovessero presentarsi sintomi insoliti, è di non aspettare, ma di cercare immediatamente un aiuto professionale.

I segni dell’ictus includono:

  • Un lato del viso si abbassa quando si sorride
  • Quando si alzano le braccia, un braccio cade verso il basso
  • Il parlare diventa difficoltoso
  • Debolezza di un lato del corpo
  • Intorpidimento del viso
  • Insolito e forte mal di testa
  • Perdita della visione
  • Intorpidimento e formicolio
  • Instabilità nel camminare”

Fonte: stroke.it   Harvard Medical School
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Alimentazione ricca di grassi

In uno studio pubblicato il 5 luglio sulla rivista scientifica Cell Metabolism, è stato dimostrato che nei topi che ricevono una alimentazione ricca di grassi si genera un impulso cerebrale ipotalamico mediato dal sistema immunitario che induce una cascata di effetti che pare vadano dalla riduzione della spesa energetica all’iperfagia, e sicuramente producono sovrappeso e obesità.

Sui topi è certo sia così ma lo possiamo constatare anche su di noi umani come l’assunzione di alimenti grassi, che ci danno molto piacere, non sia mai sufficiente, non dia mai completo appagamento neanche quando si raggiunga il limite psico-fisiologico di “contenimento”.


Fonte: cell Volume 26, Issue 1, p185–197.e3, 5 July 2017
http://www.cell.com/cell-metabolism/fulltext/S1550-4131(17)30339-X
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Restrizione caloria, esercizio fisico e “Dieta mima digiuno” in oncologia

Da un intervento del dott. Antonio Maestri Direttore U.O.C. Oncologia e Ospice – ASL di Imola, al convegno ADI (Bologna 31-03-17)

La società americana di oncologia medica, da diversi anni ormai, scrive nelle proprie linee guida che l’attività fisica andrebbe scritta nelle lettere di dimissioni come fosse un farmaco.

Vi sono studi per la terapia oncologica che sostengono la correzione dello stile di vita per migliorare forse anche i risultati dei trattamenti antineoplastici e sicuramente il controllo della tossicità non solo acuta ma cronica dei chemioterapici.

L’effetto tossico più frequente e permanente nel tempo è la “fadigue” cioè il senso di fatica che le persone provano dopo trattamento chemioterapico che fa diventare difficile compiere le più semplici attività quotidiane.

La letteratura scientifica dice che l’unico farmaco che è attivo per ridurre la “fadigue” nel post trattamento è l’attività fisica. Inoltre si è recentemente scoperto che le cellule muscolari producono “miochine” che interagiscono col tessuto adiposo modulando finemente il metabolismo degli adipociti(cellule che contengono il grasso).

La riabilitazione ad es. nel tumore al seno ormonosensibile, prevede l’utilizzo di un farmaco per inibire la produzione di estrogeni al fine di abbassare il rischio di recidiva. A queste persone dovrebbe essere raccomandato di evitare l’aumento di peso per accumulo di grasso in quanto gli estrogeni,  nella donna cui sia stata bloccata l’attività ovarica o in menopausa, vengono prodotti proprio dal tessuto adiposo.

La mortalità in oncologia aumenta sia nel paziente sovrappeso sia nel paziente malnutrito e di ciò occorre tener conto quando vengono applicati regimi alimentari specifici o di restrizione calorica. C’è da parte dei pazienti una continua richiesta di aderire a regimi dietetici che non hanno ancora l’evidenza scientifica per poterli ritenere un approccio clinico standard.

Occorre tener conto che non tutte le neoplasie hanno beneficio da medesimi trattamenti dietetici: un tumore alla mammella e uno al pancreas hanno due condizioni metaboliche molto diverse. Il tipo di alimentazione e lo stile di vita in oncologia ha valore innanzitutto come prevenzione e l’esercizio fisico regolare, ad es., riduce del 30% l’incidenza di tumori alla mammella in persone sane e del 40% nel tumore del colon.

Il relatore prosegue facendo riferimento ad un evento mediatico recente e dice che l’opera scientifica del dott. Longo “Dieta mima digiuno”  è stata dimostrata su animali da esperimento e in modo insufficiente sull’uomo e prima di applicarla alle persone e in oncologia bisogna fare ulteriore ricerca scientifica. Vi sono numerosi studi in corso negli USA sulla restrizione calorica e la dieta chetogenica, condotti su una vasta serie di neoplasie. Va sottolineato che non necessariamente potrebbe servire una dieta con restrizione calorica per avere l’effetto chetogenico.

Ad oggi vi sono dati iniziali non ancora clinicamente confermati che sostengono che per la gran parte dei farmaci citotossici in uso, potrebbe avere senso modificare lo stile di vita per contenere gli effetti tossici, il dott. Maestri si chiede se i risultati che si avranno forse tra 5 anni potrebbero essere inutili visto che questi farmaci citotossici già ora sono gran parte sostituiti dai così detti “farmaci biologici”(sostanze ottenute con biotecnologie allo scopo di raggiungere ed agire sulle cellule o le strutture malate, senza danneggiare quelle sane).


Fonte: Tratto da un intervento del dott. Antonio Maestri Direttore U.O.C. Oncologia e Ospice – ASL di Imola, al convegno ADI (Bologna 31-03-17)
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Eventi Nutrizione e salute

Vacanza attiva: cibo, sport, piacere e salute

Testo in sintesi della conferenza “Vacanza attiva: cibo, sport, piacere e salute” che ho tenuto presso la Provincia di Treviso il 19 novembre 2010.


Lo stato nutrizionale è un parametro di valutazione predittivo delle condizioni di salute delle persone. Più il peso si allontana dall’intervallo di normalità, maggiore sarà il rischio di esordio di nuove forme morbose o di  aggravamento di patologie esistenti; questa condizione riduce l’aspettativa di vita e ne compromette la qualità.

Il sovrappeso e l’obesità sono diventate emergenze sanitarie in molte parti del mondo e i numerosissimi studi condotti dalle diverse società scientifiche per cercare il modo di arginare i gravi problemi conseguenti gli eccessi alimentari, dicono sostanzialmente di stimolare la pratica dello sport e la sana alimentazione come  fattori determinanti  per la salute e per la qualità della vita.

Adottare dunque uno stile di vita che preveda una alimentazione sana ed equilibrata, magari secondo i principi aggiornati del “modello mediterraneo” e  che, contemporaneamente, renda abituale l’esercizio fisico quotidiano, risulterebbe essere la più efficace ed economica strategia di prevenzione sanitaria e una potente fonte di benessere.

Oggi nel Veneto gli adulti con eccesso di peso sono il 40% della popolazione, la media nazionale è il 42%; dati riferiti dal Pool di Asl che partecipano al progetto “PASSI”(Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia).

Recenti dati dell’OMS sottolineano che in Europa e in Italia, l’86% dei decessi, il 77% della perdita di anni di vita in buona salute e il 75% delle spese sanitarie, , sono causati da patologie cronico-degenerative che hanno in comune fattori di rischio modificabili come l’eccesso ponderale, lo scarso consumo di frutta e verdura e la sedentarietà, oltre al fumo e all’alcol. [1]

E’ allarmante che queste cattive abitudini comincino già dall’infanzia naturalmente favorite dalle consuetudini famigliari.

Nei bambini italiani di 8-9 anni, il 23% è in sovrappeso e l’ 11%  è obeso[2]
Nei ragazzi da 11 a 15 anni emerge “una diminuzione dell’eccesso ponderale al crescere dell’età: dal 29,3% nei maschi e dal 19,5% nelle femmine undicenni, si passa al 25,6% nei maschi e al 12,3% nelle femmine di 15 anni”.[3]

Visti anche gli elevati costi sociali causati dalle conseguenze sanitarie della cattiva nutrizione e dalla sedentarietà, da diversi anni vengono attivate dal Ministero della Salute campagne d’informazione e di educazio

ne in collaborazione con Organizzazioni Sportive, Società medico-specialistiche, Istituti Scolastici e con le stesse industrie alimentari e i mezzi d’informazione.

Dopo tanto insistere, qualche piccolo risultato si comincia a vedere se non altro perché se ne parla diffusamente favorendo maggiore consapevolezza nei Cittadini. Ciò nonostante restano ancora molto allarmanti le previsioni per il futuro perché la tendenza al sovrappeso non accenna a rallentare significativamente.

Basandosi sulle evidenze scientifiche disponibili, l’OMS ritiene che in  tutto il mondo il 31% delle coronaropatie e circa l’11% degli ictus cerebrali sarebbero evitabili se venissero assunte adeguate quantità di ortaggi e frutta.  Per quanto riguarda l’Europa  se vi fosse la buona abitudine in ogni cittadino di  mangiare ogni giorno frutta e verdura per un totale di  600g  (2 mele + 2 porzioni di ortaggi) avremmo 135 mila morti all’anno in meno per malattie cardiovascolari.”[4]

Quale altro modello alimentare se non quello mediterraneo potrebbe essere il più idoneo al mantenimento di un buono stato di salute? Lo dicono i risultati di una metanalisi del 2008 in cui viene evidenziato che “le raccomandazioni delle correnti linee guida delle più importanti società scientifiche incoraggiano  il profilo dietetico di tipo Mediterraneo per la prevenzione delle principali  malattie cronico-degenerative.”[5]

E poi, i costituenti di base della “dieta” mediterranea sono la materia prima ideale per conferire anche piacere oltre che salute: pane, pasta, frutta, verdura, legumi, pesce, olio di oliva, vino rosso. Il Veneto, propone già per tradizione la polenta, il riso, i fagioli e il baccalà.

Impostare dunque un menu quotidiano in cui siano presenti questi ingredienti non può essere tanto difficile e se dal fruttivendolo c’è imbarazzo nella scelta viene in soccorso il buon senso richiamato anche da recenti inviti istituzionali a consumare cibi locali e stagionali: “alimenti a chilometri zero”.

Sembrerebbe che in questo modo, oltre a favorire la propria salute, si ridurrebbero i gas serra: -“Un solo chilo di ciliegie provenienti dall’Argentina in realtà ‘pesa’ 16,2Kg  di CO2: cioè la quantità di CO2 emessa per trasportarle in aereo fino in Italia. […] se una famiglia scegliesse solo prodotti locali e di stagione, facendo attenzione agli imballaggi, potrebbe evitare di emettere fino a 1000 chili di CO2 in un anno.[6]

Una sana e protettiva alimentazione può risultare difficile quando gli alimenti risultino impoveriti di nutrienti essenziali o  quando sia  eccessiva  la presenza di sostanze estranee alla loro naturale composizione come residui tecnologici o additivi chimici non innocui. Inoltre è noto che le produzioni intensive non favoriscono la tipicità, la qualità tradizionale artigianale e la conservazione di sapori e profumi caratteristici di un luogo e di una cultura.

Per contribuire ad attenuare questi problemi ci sarebbero le produzioni biologiche che rispettano il Regolamento (Ce) N. 834/2007  i cui obbiettivi generali sono:

  1. a) stabilire un sistema di gestione sostenibile per l’agricoltura […]
  2. b) mirare a ottenere prodotti di alta qualità;
  3. c) mirare a produrre un’ampia varietà di alimenti e altri prodotti agricoli che rispondano alla domanda dei consumatori di prodotti ottenuti con procedimenti che non danneggino l’ambiente, la salute umana, la salute dei vegetali o la salute e il benessere degli animali.[7]

Sono grandi impegni, una grande sfida forse necessaria per il benessere di tutti e che numerose aziende di vari settori  della produzione di alimenti hanno già intrapreso con successo. Ad esempio la ristorazione agrituristica offre  alcuni casi  interessanti nel Veneto,  un valore aggiunto per l’economica del turismo locale. Un caso: un’Azienda  agrituristica della Marca, posta sulla sommità di una collina, premia con uno sconto sul costo del pranzo le persone che la raggiungano senza l’auto …  sarà solo marketing? Con questa proposta si promuove la salute quindi un risparmio economico-sociale e si protegge e valorizza l’ambiente.

Alla pressante richiesta di salute e di benessere psico-fisico  si  potrebbe rispondere proponendo uno stile di vita basato su 3 regole relativamente semplici:

  1. assumere ogni giorno ortaggi, cereali integrali, frutta secca(noci, mandorle…) e semi(zucca, girasole, lino…), legumi e le altre proteine di origine animale  come le uova e i derivati del latte, ricordando che il pesce e la carne per quanto nutrizionalmente interessanti, non sono indispensabili; variare il più possibile e rispondere adeguatamente ai segnali di appetito e sazietà;
  2. attivarsi con regolarità in una camminata tonica giornaliera che faccia accelerare adeguatamente il cuore e la respirazione. Calibrare lo sforzo nel rispetto delle sensazioni. Il tempo impiegato per questa indispensabile attività giornaliera dovrebbe essere intorno ai 40-60 minuti . La frequenza giornaliera sarebbe ideale e il minimo accettabile potrebbe essere a giorni alterni;
  3. allenare la pazienza e la concentrazione per non eccedere sull’onda entusiastica dei primi successi e per resistere alla noia dei momenti in cui l’attività fisica diventa solo un dovere. Ogni cambiamento è faticoso. Migliorare le nostre prestazioni significa cambiare qualcosa nel corpo e nella mente.

Inoltre:

  • può aiutare definire obbiettivi minimi;
  • aiuta moltissimo l’attività fisica all’aperto;
  • la ripetizione è decisiva per creare l’abitudine buona al pari di quella cattiva.

 


[1] Redazione salute.gov.it – 12 ottobre 2010

[2] fonte: epicentro.iss.it/focus/guadagnare_salute/pdf/okkio12 ott 2010

[3] fonte: Redazione salute.gov.it – 12 ottobre 2010

[4] fonte: epicentro.iss.it/passi/situazionenutrizionale09.asp

[5] Sofi F, Cesari F, Abbate R, Gensini GF, Casini A. Mediterranean diet and health status: a meta-analysis. BMJ 2008; 337: 673-675

[6] fonte: arpa.fvg.it

[7] (dal testo del Regolamento (Ce) N. 834/2007)

 

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