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Dalla scienza

Sul Glifosato (da: “Il Fatto Quotidiano” del 3.6.19)

 

Immagine tratta da: Glifosato sì, glifosato no DI PELLEGRINO CONTE 23 LUGLIO 2017

Nel luglio 2017, quando il dibattito sul glifosato era ancora molto acceso, nell’attesa di sapere se l’Europa avrebbe o meno deciso di rinnovare la licenza, la Commissione europea si era detta favorevole citando un rapporto dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

Ma, come riportato da The Guardian e dalla Stampa, uno dei principali passaggi di questo rapporto non è altro che un copia e incolla di un documento prodotto nel 2012 da Monsanto a nome della Glyphosate Task Force, un consorzio di circa 20 azienda che commercializzano in Europa dei prodotti a base di glifosato.

“Le sezioni del rapporto dell’Efsa che riesaminano gli studi sul potenziale impatto del glifosato sulla salute umana sono stati copiati, quasi parola per parola, dal dossier presentato da Monsanto”, ha scritto La Stampa.

La questione non riguarda solo l’Europa. Nei “Monsanto Papers” è emerso anche che Jess Rowland, il responsabile del processo di revisione del glifosato all’interno dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti (Epa), è stato in legame costante con Monsanto.

Sul suo sito, Robin, elencando i “colpi bassi” di Monsanto, ha enunciato anche il ricorso ai trolls che “si accaniscono su internet contro gli ‘oppositori’ del glifosato diffondendo false informazioni o avanzando ‘argomenti’ forniti da Monsanto”.

La multinazionale potrebbe andare incontro a nuove sconfitte in tribunale, causando nuovi crolli in Borsa ancora più onerosi, ma è poco probabile che il gigante decida di cambiare i suoi metodi.

di Christophe Gueugneau | 3 Giugno 2019

(traduzione Luana De Micco)

Dico io: non ho parole.

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Dalla scienza Nutrizione e salute

Cavoli e cipolle continuano a fare molto bene anche dopo i 70

Uno studio iniziato nel 1998, condotto per 15 anni su 1226 donne australiane di età uguale o superiore a 70 anni e, al momento del reclutamento, senza problemi metabolici o cardiovascolari dovuti ad aterosclerosi, sono state osservate per nelle loro abitudini alimentari.

Già dopo 5 anni, è stato visto che le donne che abitualmente mangiavano ortaggi della famiglia delle Brassicacee (o Crucifere) e della famiglia delle Liliacee, registravano un tasso di mortalità inferiore per eventi ischemici cardiaci, quanto più avessero mangiato ortaggi di entrambe le famiglie, mentre le ischemie cerebrali si riducevano nelle maggiori consumatrici di liliacee.

Lo studio evidenzia che “l’incremento di una porzione di questi ortaggi, è stato associato a un rischio inferiore del 20% di morte correlata alle malattie vascolari dovute ad aterosclerosi (ASVD)” e che il massimo della protezione è stato ottenuto con 3 porzioni giornaliere di almeno 75g delle due famiglie di ortaggi e precisamente:

  • 10g in più di brassicacee al giorno riduceva il rischio del 13%;
  • 5g in più al giorno di liliacee lo diminuiva del 18%.

I risultati sono significativi statisticamente e hanno tenuto conto delle variabili che avrebbero potuto confonderli come età, IMC, attività fisica, fumo, alcol, stato socioeconomiche e farmaci (antipertensivi, statine, cardioaspirina).
Le verdure gialle / arancioni / rosse ( P = 0.463), verdi a foglia verde ( P = 0.063) e leguminose ( P = 0.379) non erano statisticamente significative.


Fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29066442
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Dalla scienza Nutrizione e salute

Noci: risultati di uno studio clinico sperimentale randomizzato

L’aggiunta di un supplemento giornaliero di noci per gli adulti più anziani, può favorire il miglioramento della qualità nutrizionale che normalmente tende ad essere trascurata col passare degli anni.

In uno studio clinico randomizzato  caso-controllo, pubblicato il 14-8-2017, è stato chiesto a un gruppo di persone anziane autosufficienti (63-79 anni), di includere le noci nella loro alimentazione di ogni giorno.
E’ stato valutato e confrontato l’apporto medio complessivo di nutrienti con quello di un gruppo simile di partecipanti (controllo) che, invece, si  astenevano dal consumo di noci.

Quantità pari a 43 grammi: 6 noci medie

I ricercatori hanno potuto constatare che aggiungere mediamente 43g di gherigli di noci (circa 6 noci medie) all’alimentazione giornaliera, ha prodotto efficaci cambiamenti nella qualità complessiva dei nutrienti assunti.
Gli autori scrivono che “rispetto al controllo, i partecipanti al gruppo che assumevano le noci consumavano significativamente più proteine ​​totali, proteine ​​vegetali, PUFA totale e PUFA n- 3 e n- 6 [grassi polinsaturi ω 3 e ω 6 ndr]; e consumavano significativamente meno carboidrati totali, proteine ​​animali, SFA [saturated fatty acids=grassi saturi ndr] e Na [sodio  ndr].”

Si stima che questo apporto di noci abbia rimpiazzato il 19% dell’energia totale e il 25% del grasso totale proveniente da altre fonti alimentari.

Dico io: è una bella cosa da tenere in considerazione.


Fonte: British Journal of Nutrition Volume 118Issue 3 del 14 August 2017 , pp. 201-209
https://doi.org/10.1017/S0007114517001957
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Dalla scienza Nutrizione e salute

Migliorare il rischio cardiovascolare con molto piacere

La dimostrazione che cioccolato fondente associato ad olio Evo(extrav.oliva), favorisca la riduzione del rischio cardiovascolare, è stata presentata al congresso ESC ( European Society of Cardiology ) ad agosto 2017.

Lo studio dell’Università si Siena e di Pisa ha valutato gli effetti benefici sul sistema cardiovascolare di 26 volontari, fra 35 e 65 anni (14 uomini e 12 donne), che avevano almeno tre fattori di rischio cardiovascolare, come fumo, ipertensione, dislipidemia o presenza in famiglia di malattie cardiovascolari.

Per 28 giorni consecutivi, i volontari hanno inserito nella propria dieta 40 grammi di cioccolato “super” fondente: per due settimane hanno mangiato quello arricchito con l’olio extravergine, e nelle altre due quello con la mela Panaia.

L’intuizione dei ricercatori è stata quella di unire alcuni alimenti noti per le loro proprietà antiossidanti creando due combinazioni di cioccolato fondente (“Toscolata”: cioccolato prodotto in toscana con ingredienti tutti di origine toscana e provenienti da agricoltura biologica) , con il 10% di olio extravergine toscano e con il 2,5% di una mela di varietà antica, la “Panaia” rossa del Casentino.

Dopo i 28 giorni di osservazione, è emerso che il cioccolato fondente all’olio extravergine d’oliva aveva determinato un calo della pressione arteriosa, un aumento del colesterolo “buono” senza provocare aumento di peso o problemi di glicemia.


Testo originale: “Il cioccolato all’olio di oliva è un “toccasana” per il cuore”
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Esercizio fisico Pratica Meditativa

Meditazione camminata e corsa meditata: una buona e salutare abitudine quotidiana

Credo faccia parte delle capacità umane poter ottenere una salda e continua consapevolezza nel presente. Per mia esperienza, benchè lontano dall’obbiettivo, confermo che basti un adeguato impegno in questa direzione, per scoprire subito un incremento del benessere generale, una maggior efficacia nella soluzione di problemi e un miglioramento sorprendente delle relazioni sociali. Credo inoltre che questo predisponga alla miglior evoluzione possibile del nostro essere.

 

Una semplice tonica camminata, potrebbe diventare occasione per scoprire la pace sorprendente che si rivela passo dopo passo; lo considero un compito importante per aver cura del nostro organismo; con giusto impegno possiamo, quantomeno, compensare una  sedentarietà in molti casi obbligata.

Mentre camminiamo,  arrivano ai nostri sensi e alla nostra coscienza moltissimi stimoli e pensieri. Sono oggetti a volte prepotenti e spesso anche molto interessanti, che gentilmente potremmo lasciar andare senza soffermarci, ritornando pazientemente e puntualmente ad occuparci della qualità di ogni passo e del nostro respiro.

Per concretizzare, suggerisco uno dei numerosi modi possibili per attivare profiquamente una salutare tonica camminata consapevole che naturalmente vale anche per la corsa:

1. stabilisco un momento della giornata e una durata(*) che diventino una parte del mio ritmo(**) quotidiano di vita, mantengo l’impegno il più possibile costantemente e il più possibile senza deroghe;
2. può essermi utile iniziare ogni attività con qualche minuto di concentrazione(3-5minuti) per alleggerirmi dei pesi più grossolani; colgo il ritmo spontaneo del mio respiro e la sensazione che produce alle narici l’aria quando entra ed esce; oppure osservo il movimento dell’addome che si alza inspirando e si abbassa espirando;
3. decido di muovermi; decido di continuare a mantenere l’attenzione sulle sensazioni del respiro; decido che il respiro possa assumere liberamente un ritmo scandito dalla frequenza dei miei passi, o che il ritmo dei miei passi possa essere scandito dalla frequenza del mio respiro.

Buona camminata tonica e consapevole; buona corsa meditata.


(*) L’IDEALE SAREBBERO 45-60 min. Nel caso potessimo dedicare solo meno di 30′, SAREBBE OPPORTUNO RIPETERE NELLA GIORNATA.
( **) La maggior parte di coloro che si sono applicati con regolarità confermano di aver ottenuto benefici importanti e profondi sia nel corpo sia nella mente.
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Dalla scienza Mindfulness Pratica Meditativa

I geni dello stress sono efficacemente regolati dalle pratiche meditative

Uno studio del 16 giugno 2017 dal titolo “[…] Una revisione sistematica dei cambiamenti dell’espressione genica indotta dalla meditazione e dalle pratiche correlate”, pubblicato su Frontiers in Immunology, dimostrerebbe che le pratiche meditative ridurrebbero l’attività dei geni codificanti per proteine infiammatorie(citochine), attenuando così lo stato di infiammazione cronica dovuto allo stress.

L’effetto di Meditazione, Tai Chi e Yoga produrrebbe modificazioni significative su molecole del nostro organismo,  orientando i processi del nostro DNA in modo favorevole alla nostra salute e contribuendo a prevenire malattie che derivino dagli stati infiammatori cronici.

Coloro che praticano da diversi anni queste discipline possono confermare quanto esse abbiano effetti benefici, profondi e stabili sullo stress e su quanto ad esso sia collegabile come ansia, paura e gestione delle emozioni in genere.


Fonte: http://journal.frontiersin.org/article/10.3389/fimmu.2017.00670/full

 

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Dalla scienza Nutrizione e salute

Restrizione caloria, esercizio fisico e “Dieta mima digiuno” in oncologia

Da un intervento del dott. Antonio Maestri Direttore U.O.C. Oncologia e Ospice – ASL di Imola, al convegno ADI (Bologna 31-03-17)

La società americana di oncologia medica, da diversi anni ormai, scrive nelle proprie linee guida che l’attività fisica andrebbe scritta nelle lettere di dimissioni come fosse un farmaco.

Vi sono studi per la terapia oncologica che sostengono la correzione dello stile di vita per migliorare forse anche i risultati dei trattamenti antineoplastici e sicuramente il controllo della tossicità non solo acuta ma cronica dei chemioterapici.

L’effetto tossico più frequente e permanente nel tempo è la “fadigue” cioè il senso di fatica che le persone provano dopo trattamento chemioterapico che fa diventare difficile compiere le più semplici attività quotidiane.

La letteratura scientifica dice che l’unico farmaco che è attivo per ridurre la “fadigue” nel post trattamento è l’attività fisica. Inoltre si è recentemente scoperto che le cellule muscolari producono “miochine” che interagiscono col tessuto adiposo modulando finemente il metabolismo degli adipociti(cellule che contengono il grasso).

La riabilitazione ad es. nel tumore al seno ormonosensibile, prevede l’utilizzo di un farmaco per inibire la produzione di estrogeni al fine di abbassare il rischio di recidiva. A queste persone dovrebbe essere raccomandato di evitare l’aumento di peso per accumulo di grasso in quanto gli estrogeni,  nella donna cui sia stata bloccata l’attività ovarica o in menopausa, vengono prodotti proprio dal tessuto adiposo.

La mortalità in oncologia aumenta sia nel paziente sovrappeso sia nel paziente malnutrito e di ciò occorre tener conto quando vengono applicati regimi alimentari specifici o di restrizione calorica. C’è da parte dei pazienti una continua richiesta di aderire a regimi dietetici che non hanno ancora l’evidenza scientifica per poterli ritenere un approccio clinico standard.

Occorre tener conto che non tutte le neoplasie hanno beneficio da medesimi trattamenti dietetici: un tumore alla mammella e uno al pancreas hanno due condizioni metaboliche molto diverse. Il tipo di alimentazione e lo stile di vita in oncologia ha valore innanzitutto come prevenzione e l’esercizio fisico regolare, ad es., riduce del 30% l’incidenza di tumori alla mammella in persone sane e del 40% nel tumore del colon.

Il relatore prosegue facendo riferimento ad un evento mediatico recente e dice che l’opera scientifica del dott. Longo “Dieta mima digiuno”  è stata dimostrata su animali da esperimento e in modo insufficiente sull’uomo e prima di applicarla alle persone e in oncologia bisogna fare ulteriore ricerca scientifica. Vi sono numerosi studi in corso negli USA sulla restrizione calorica e la dieta chetogenica, condotti su una vasta serie di neoplasie. Va sottolineato che non necessariamente potrebbe servire una dieta con restrizione calorica per avere l’effetto chetogenico.

Ad oggi vi sono dati iniziali non ancora clinicamente confermati che sostengono che per la gran parte dei farmaci citotossici in uso, potrebbe avere senso modificare lo stile di vita per contenere gli effetti tossici, il dott. Maestri si chiede se i risultati che si avranno forse tra 5 anni potrebbero essere inutili visto che questi farmaci citotossici già ora sono gran parte sostituiti dai così detti “farmaci biologici”(sostanze ottenute con biotecnologie allo scopo di raggiungere ed agire sulle cellule o le strutture malate, senza danneggiare quelle sane).


Fonte: Tratto da un intervento del dott. Antonio Maestri Direttore U.O.C. Oncologia e Ospice – ASL di Imola, al convegno ADI (Bologna 31-03-17)
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Dalla scienza Nutrizione e salute

Broccoli

Sono molto studiate le crucifere o brassicacee cui appartengono una serie di ortaggi importanti come il cavolo cappuccio, il cavolfiore, cavolini di br., i broccoli, le rape, il ravanello, la rucola, la senape, che sono tra i più comuni utilizzati nella nostra alimentazione.
In questi prodotti sono state scoperte moltissime qualità nutrizionali importanti e anche curative.  Uno studio pubblicato il 14 giugno 2017, mette in evidenza i broccoli come probabili coadiuvanti nella cura del diabete T2.

By Fir0002 (Own work) GFDL 1.2], via Wikimedia Commons

In questi ortaggi è stata trovata una sostanza efficace per il controllo della glicemia misurata a digiuno nelle persone con diabete T2 .
Si chiama “sulforafano” e questa evidenza è riportata nello studio sotto indicato fatto con un campione di persone obese con diabete tipo 2.

Su animali diabetici pare riduca l’intolleranza al glucosio con efficacia simile alla metformina, un farmaco per curare il diabete T2.
Per lo studio è stato utilizzato un estratto dai gemme di broccoli (le infiorescenze) che contengono mediamente 10 volte più sulforafano del broccolo intero. Anche il prodotto fresco ne contiene 10 volte più del prodotto congelato.

Per fare un buon utilizzo dei broccoli a questo scopo occorre porre attenzione alla cottura che dev’essere a vapore e per non più di 5 minuti. Tale è il limite oltre il quale perdiamo l’efficacia del sulforafano, ma è altrettanto importante cuocerli per creare le condizioni ottimali per poterlo avere disponibile.


Fonte:
Sulforaphane reduces hepatic glucose production and improves glucose control in patients with type 2 diabetes
Science Translational Medicine  14 Jun 2017:
Vol. 9, Issue 394, eaah4477
http://stm.sciencemag.org/content/9/394/eaah4477
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Nutrizione e salute

Pare non esista il bere salutare con gli alcolici

Sul British Medical Journal è stato pubblicato a giugno 2017 uno studio che nelle conclusioni sostiene:
<< Il consumo di alcol, anche a livelli moderati, è associato a effetti cerebrali avversi, tra cui l’atrofia ippocampale. Questi risultati sostengono la recente riduzione nelle linee guida per l’alcol nel Regno Unito e interrogano sui limiti attualmente raccomandati negli Stati Uniti.>>
Secondo questo studio pare non esserci dose di alcol assunta con frequenza quotidiana, al di sotto della quale non si presenti nel tempo una conseguenza negativa per il nostro cervello.

Le linee guida per una sana alimentazione italiana sostengono che – l’alcol non è un nutriente, e quindi non è “utile” al nostro organismo – ma sono simili a quelle americane per le quantità che suggeriscono. I risultati dello studio “interrogherebbero” dunque anche sulle raccomandazioni italiane.

Solo acqua dunque? Pare di si. Quindi sarebbe fuorviante che un bicchiere di vino al giorno possa far bene? E il resveratrolo(antiossidante del vino rosso)? E altri studi che sostengono che i non bevitori sarebbero più a rischio di malattie cardiovascolari dei bevitori moderati?

Cosa dire…

L’alcol deriva dalla fermentazione dello zucchero che a sua volta viene ottenuto da alcune piante come le barbabietole o la canna da zucchero.
Nel caso del vino sappiamo che è lo zucchero dell’uva ad essere trasformato in alcol.
Mangiare l’uva o berne il succo non fermentato o bere il vino non è la stessa cosa. Meglio il vino dirà qualcuno! Non ci sono dubbi quando il contesto lo chieda e ci faccia piacere, ma la regola che suggerisce il saggio è di utilizzare alimenti il meno raffinati e trasformati possibile. A noi scegliere.

Altro capitolo è, ad esempio, la fermentazione che favoriamo per far lievitare il pane, o quella che induciamo per poter avere a disposizione più a lungo alimenti freschi che facilmente si deteriorerebbero. In questo caso, in passato ma anche oggi, si utilizza la fermentazione che produce acido lattico a partire dagli zuccheri presenti negli ortaggi. Il cavolo cappuccio diventa così il noto e molto salutare crauto. La fermentazione dell’amido(zucchero complesso) presente nel cavolo, conferisce qualità nutrizionali importanti oltre che organolettiche al prodotto finale. Numerose fonti credibili raccomandano di mangiare crauti per i loro benefici sulla nostra salute. Così come raccomandano il pane integrale lievitato, cioè fermentato, con pasta acida detta anche lievito madre.


Fonte: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28588063
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Dalla scienza Esercizio fisico

Può far male ai reni l’impegno fisico prolungato?

Pare che fare attività fisica prolungata come in una maratona ed in particolare con temperature elevate esponga al rischio di danni renali.

Lo studio pubblicato sull’American Journal of Kidney Diseases basa le sue affermazioni sui dati ottenuti dal sangue e dalle urine rilevati ad atleti prima e dopo una maratona, valutati per i marcatori di danno renale e verificando che, a fine competizione, l’82% presentava il quadro di una lesione renale acuta.

La riparazione spontanea del danno si è osservata a distanza di due giorni.

Personalmente ribadisco il concetto che il giusto allenamento e la presenza momento per momento, di una mente consapevole che permetta di rispondere con adeguata puntualità ai segnali dell’organismo, può fare quasi sempre la differenza e quindi proteggere da ogni incidente evitabile.


Fonte: Kidney Injury and Repair Biomarkers in Marathon Runners
http://dx.doi.org/10.1053/j.ajkd.2017.01.045

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