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Ritmi circadiani e problemi di salute

Sonno, dieta e salute: quanto conta il cronotipo?
Sonno, dieta e salute: quanto conta il cronotipo? Immagine tratta da https://www.fondazioneveronesi.it/magazine

Per coloro che amano “vivere di notte” «si nasconde un’insidia non da poco: è emerso da vari studi della review che sono più esposti al rischio di disturbi cardiovascolari e del diabete di tipo 2.

Non si tratta della maledizione di ore buie e stregate, ma dello stile di vita che ad esse si accompagna. I nottambuli tendono a mangiare in modo disordinato e non salutare, consumano più alcolicizuccheri, bevande con la caffeina e ricavano una quota maggiore di energia dai grassi. Tutte abitudini che sembrano meno diffuse fra le persone mattiniere che, alzandosi per tempo, trascorrono le loro giornate in maggior armonia con i “comandi” che il nostro orologio invia. Dunque, in modo più “naturale”.»

Generalmente coloro che dormono poco durante la settimana, secondo alcuni ricercatori , recuperano i “debiti di sonno” con lunghe dormite nel week-end riducendo così i possibili rischi.


Fonte: https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/alimentazione/sonno-dieta-e-salute-quanto-conta-il-cronotipo
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Dalla scienza Nutrizione e salute

Relazione tra l’assunzione di cereali integrali e la mortalità per tutte le cause, cardiovascolare e tumorale

Riso integrale e temphe

E’ stata verificata una relazione inversa di assunzione di cereali integrali con il rischio di mortalità totale, cardiovascolare e tumorale.

I risultati vengono da una revisione sistematica e una meta-analisi dose-risposta da 19 studi di coorte prospettici; le persone partecipanti sono oltre un milione di adulti di ambo i sessi osservate da minimo 4 a massimo 26 anni.

Più le persone assumevano cereali integrali e minore risultava il rischio di mortalità totale, cardiovascolare e tumorale. Ogni 28g di cereali integrali al giorno mangiati in più, il rischio di morte diminuiva del 9% per tutte le cause, 14% per cardiovasculopatie e del 3% per tumore.
Coloro che ne assumevano mediamente 186g di cereali integrali al giorno riducevano il rischio cardiovascolare del 17% e quello per tumore del 6% rispetto a alle persone che ne consumava pochi.

Dico io: vale la pena tenerlo presente;  il riso, la pasta, il pane, l’orzo, il mais, l’avena che sono i più diffusi e conosciuti in questa parte del mondo, conviene siano integrali. Naturalmente mi rifierisco alle persone che non abbiano situazioni cliniche che lo impediscano e anche per i bambini molto piccoli non vanno bene i cereali integrali.


Fonte: PMID: 29091078 DOI: 10.1038 / ejcn.2017.149 Eur J Clin Nutr. 1 ° novembre 2017: 10.1038 / ejcn.2017.149. [Epub ahead of print]  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29091078
in italiano: http://www.nutrition-foundation.it/notizie/Il-consumo-di-cereali-integrali-correla-negativamente-con-il-rischio-di-mortalita-totale–cardiovascolare-e-per-tumore.aspx

 

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Sette cose da fare per prevenire un ictus (stroke.it)

Il seguente articolo l’ho letto su “stroke.it” e lo riporto com’è per l’importanza dell’argomento e perchè mi sembra molto chiaro.
Rinforzerei alcuni dei consigli in particolare:

  • l’esercizio fisico,
  • un’alimentazione salutare e… “frugale”,
  • smettere di fumare e limitare ad eccezionali occasioni gli alcolici.

Aggiungerei le pratiche quotidiane di Consapevolezza(Mindfulness) per rilassarsi. 


I consigli degli specialisti dell’Harvard Medical School 

Indipendentemente dalla età o dalla storia familiare, un ictus non deve essere considerato inevitabile. Ecco alcune modalità per proteggersi da subito.

L’età rende più suscettibili ad avere un ictus, così come avere una madre, un padre, o un altro parente stretto che ha sofferto in passato di un ictus. Non si possono fermare gli anni o cambiare la storia famigliare, ma ci sono molti altri fattori di rischio di ictus che si possono controllare, a condizione di conoscerli.

La conoscenza è potere. Se si sa che un particolare fattore di rischio sta compromettendo la salute, e predispone a un più alto rischio di ictus, è possibile adottare misure per ridurre gli effetti di tale rischio.

Ecco 7 modi per iniziare a ridurre il rischio, prima che un ictus possa colpire.

1. Abbassare la pressione sanguigna

L’ipertensione arteriosa è un fattore di rischio importante, che raddoppia o addirittura quadruplica il rischio di ictus, se non è controllata. Monitorare la pressione sanguigna e, se è elevata, trattarla, permette di mantenere una salute vascolare.

Obiettivo: Mantenere una pressione arteriosa di 120/80 è l’ideale, ma può essere più che appropriato un livello di 140/90 ( obiettivo meno aggressivo ).

Come raggiungerlo:

  • Ridurre il sale nella dieta a non più di 1.500 milligrammi al giorno ( circa mezzo cucchiaino )
  • Evitare cibi ad alto contenuto di colesterolo, come hamburger, formaggi
  • Mangiare 4 a 5 porzioni di frutta e verdura ogni giorno, una porzione di pesce 2 o 3 volte alla settimana, e diverse porzioni al giorno di cereali integrali e latticini a basso contenuto di grassi
  • Fare più esercizio fisico; almeno 30 minuti di attività al giorno, e di più, se possibile
  • Smettere di fumare, se si fuma

Se necessario, assumere farmaci per l’ipertensione.

2. Perdere peso

L’obesità, nonché le complicanze ad essa collegata ( tra cui ipertensione e diabete mellito ), aumenta le probabilità di avere un ictus. Se si è in sovrappeso, perdere non più di 5 kg può avere un impatto reale sul rischio di ictus.

Obiettivo: Mantenere un indice di massa corporea ( BMI ) di 25 o inferiore

Come raggiungerlo:

  • Cercare di assumere non più di 1.500-2.000 calorie al giorno ( secondo il livello di attività e dell’attuale indice BMI )
  • Aumentare la quantità di esercizio fisico quotidiano con attività come ad esempio camminare

3. Fare più esercizio fisico

L’esercizio fisico contribuisce a far perdere peso e a ridurre la pressione arteriosa, ma è anche un riduttore indipendente del rischio di ictus.

Obiettivo: Fare esercizio fisico a una intensità moderata per almeno 5 giorni alla settimana

Come raggiungerlo:

  • Quando si fa esercizio fisico, raggiungere il livello in cui si respira a fatica, ma si può ancora parlare
  • Fare le scale invece di prendere l’ascensore quando è possibile
  • Se non si hanno 30 minuti consecutivi per fare esercizio fisico, suddividerli in sessioni di 10-15 minuti un paio di volte ogni giorno

4. Bere con moderazione

L’alcol, in misura moderata, può ridurre la probabilità di avere un ictus. Bevendo circa un bicchiere al giorno, il rischio può essere inferiore, ma se si bevono più di due bicchieri al giorno, il rischio aumenta in modo considerevole.

Obiettivo: Bere alcol con moderazione

Come raggiungerlo:

  • Bere un solo bicchiere di vino al giorno
  • Scegliere vino rosso, perché contiene Resveratrolo, che protegge il cuore e il cervello

5. Trattare la fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale è una aritmia che facilita la formazione di coaguli a livello cardiaco. I coaguli possono poi essere veicolati al cervello, ostruendo uno o più vasi e sviluppo di ictus ischemico. La fibrillazione atriale aumenta la probabilità di sviluppare un ictus di 5 volte.

Obiettivo: Se si ha fibrillazione atriale, questa va curata

Come raggiungerlo:

  • Se si hanno sintomi quali palpitazioni o mancanza di respiro, si deve consultare un cardiologo per un esame
  • Potrebbe essere necessario assumere anticoagulanti per ridurre il rischio di ictus da fibrillazione atriale

6. Curare il diabete mellito

Alti livelli di glucosio nel sangue, nel corso del tempo, danneggiano i vasi sanguigni, rendendo più probabile la formazione di coaguli al loro interno.

Obiettivo: Mantenere la glicemia sotto controllo

Come raggiungerlo:

  • Monitorare la glicemia, come indicato dal diabetologo
  • Utilizzare dieta, esercizio fisico e farmaci per mantenere la glicemia nell’intervallo raccomandato

7. Smettere di fumare

Il fumo accelera la formazione di coaguli con diversi meccanismi. Addensa il sangue, e aumenta la quantità di placche che si accumulano nelle arterie. Assieme a una dieta sana e all’esercizio fisico regolare, smettere di fumare è un cambiamento importante nello stile di vita che può ridurre in modo significativo il rischio di ictus.

Obiettivo: Smettere di fumare

Come raggiungerlo:

  • Utilizzare aiuti, su indicazione del medico, per smettere di fumare, come mezzi farmacologici o counseling
  • Non arrendersi. La maggior parte dei fumatori ha bisogno di diversi tentativi per smettere. Considerare ogni tentativo come un passo in avanti per sconfiggere l’abitudine

Identificare un ictus

Troppe volte si ignorano i segni di un ictus. La raccomandazione, nel caso dovessero presentarsi sintomi insoliti, è di non aspettare, ma di cercare immediatamente un aiuto professionale.

I segni dell’ictus includono:

  • Un lato del viso si abbassa quando si sorride
  • Quando si alzano le braccia, un braccio cade verso il basso
  • Il parlare diventa difficoltoso
  • Debolezza di un lato del corpo
  • Intorpidimento del viso
  • Insolito e forte mal di testa
  • Perdita della visione
  • Intorpidimento e formicolio
  • Instabilità nel camminare”

Fonte: stroke.it   Harvard Medical School
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Dalla scienza

Ancora la caffeina

La morigeratezza consisterebbe nel contenere a tre il numero massimo di tazzine di caffè al giorno.

“L’elevata assunzione di caffeina può portare ad aritmie. La bassa aderenza alla dieta mediterranea e l’elevata assunzione di caffeina favoriscono aritmie nelle persone senza malattia cardiaca nota. I pazienti con elevata assunzione di caffeina e caffè hanno maggiori probabilità di sviluppare la fibrillazione atriale.”

Questi sono i risultati di un lavoro presentato al congresso ESC ( European Society of Cardiology ) 2009 dalla Prof. Anna Vittoria Mattioli dell’Università di Modena che conclude: “Il nostro studio suggerisce che l’elevata assunzione di caffè aumenta il rischio di aritmie nelle persone senza malattia cardiaca nota”.

Dico io:
come ho già sostenuto altrove, suggerisco prudenza e penso sia saggio credere alla dottoressa Mattioli anche se il comunicato stampa da cui ho tratto l’informazione “non riflette necessariamente il parere della Società Europea di Cardiologia(ESC).”

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